Ipazia d'Alessandria, una martire pagana. - Racconti, cultura, collezione, vendita

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IPAZIA d'Alessandria. La storia di una donna di cultura, martire pagana.

Questo testo si concentra sulla figura di Ipazia di Alessandria (Egitto) e la sua importanza nella cultura in un periodo di transito dal paganesimo al cristianesimo (IV secolo) ma nello stesso tempo vuole ricordare il valore della donna nella vita sociale di ogni periodo e la condanna del fanatismo in ogni sua espressione.
Scopo principale sarà la conoscenza di questo personaggio storico testimone di un triste periodo in cui la religione cristiana, ormai ufficiale per l’Impero romano, attuava il progetto di radicamento nei popoli pagani non escludendo azioni violente.
Ipazia fu vittima di questa violenza sia per la sua posizione pagana sia perché donna di cultura e libera pensatrice. Inoltre, benché siano trascorsi molti secoli da questi avvenimenti, la storia di Ipazia d’Alessandria colpisce ancora per il persistere nel mondo attuale delle difficoltà nel riconoscimento della posizione femminile contro cui vi sono state, e vi sono, limitazioni a cui non sono estranee le religioni che hanno preteso di governare il rapporto uomo-donna relegando la donna in posizione subalterna.
Ipazia non era una religiosa ma una studiosa e divulgatrice di teorie filosofiche di Aristotele, Platone, Plutino, era esperta di matematica e di astronomia, era nota per le sue teorie e per le invenzioni di cui era stata artefice. Le sue lezioni filosofiche e le conferenze erano pubbliche e attiravano molta gente. Ipazia era un vero personaggio di elevato carisma. E’ inaccettabile che la Roma imperiale d’Oriente, ancora forte del Diritto romano, abbia permesso che nel suo territorio una figura femminile di tale rilievo fosse oggetto di persecuzione e di assassinio. La vicenda di Ipazia ebbe infatti il suo epilogo nell’anno 415 quando fu uccisa dal fanatismo religioso sostenuto dal Vescovo Cirillo il quale era in contrasto con il Prefetto della città, Oreste, che si diceva fosse fortemente influenzato da Ipazia come sua consigliera. Cirillo era fautore della fusione tra Stato e religione mentre Oreste, anch’esso cristiano, considerava la gestione dello Stato indipendente dalla religione per cui tra i due era in atto una dura lotta. Ne fece le spese Ipazia, allora circa cinquantenne che fu prelevata da un nugolo di forsennati cristiani, si dice fossero monaci, e fu crudelmente lapidata in una chiesa. Poi il suo corpo fu smembrato ed i brandelli furono bruciati affinché di essa non vi fosse alcun ricordo. Non si sa se furono davvero i sacerdoti ad aizzare il popolo contro Ipazia ma è certo che il fanatismo religioso fu lo strumento che spinse verso la violenza persone che, pur professando nel loro credo l’accoglienza ed il rispetto, mai accettarono la notorietà di questa donna di cultura che aveva raggiunto la propria crescita interiore attraverso il libero pensiero esercitato in un contesto pagano.
Si può anche rilevare che l’assassinio di Ipazia e lo sfregio del suo corpo siano conseguenza della corrosione delle leggi dello Stato perché indebolite dai dogmi dettati dalla religione ed imposti agli adepti come regole di vita. Si trattava quindi di un codice parallelo che si poneva alla pari se non al di sopra delle leggi dello Stato.
La storia di Ipazia sarebbe rimasta sconosciuta se non avessimo avuto l’Illuminismo che ne ha recuperato la figura fino a diventare un simbolo per le questioni sociali relative alla posizione della donna. Si può dire che Ipazia sia stata anch’essa una martire ma stavolta una martire pagana.
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