La Pandemia e le persone. - Generazione di cultura, esperienze, racconti

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PANDEMIA. La libertà é una fragile utopia   di R. Gioja
Il Gruppo Facebook “Generazione maxi” ha condotto un’indagine tra gli iscritti su come sia stato affrontato da ciascuno il periodo di isolamento dovuto alla pandemia. I risultati sono stati variegati spaziando dalle analisi dei comportamenti precedenti, alla ricerca dei valori che la quotidianità aveva relegato in sottordine, all’impegno in attività hobbistiche, alla musica, alla lettura. Si tratta della condizione di disagio vissuta da persone aventi caratteristiche analoghe e quindi i risultati non potranno costituire statistica ed il loro valore resta all’interno del Gruppo.
Vi sono state diverse reazione all’isolamento ed un fattore comune è l’aver rivisto la validità di talune amicizie, le domande sui motivi di tante scelte, la ricerca di una via per un possibile cambiamento. Su questi stati d’animo ha molto ha influito la comunicazione pubblica le cui cronache ed immagini sono state finalizzate a suscitare nelle persone la rassegnazione e l’accettazione dell’obbligo di restare a casa. E’ stato realizzato un progetto comunicativo composto da slogan tranquillizzanti ma che nello stesso tempo venivano smentiti dai dati negativi che quotidianamente comunicava la Protezione Civile. Dicevano “Andrà tutto bene” mentre ogni giorno vi erano migliaia di nuovi contagi e centinaia di morti. L’Italia non era preparata a questa situazione e forse questa è stata la prima volta che l’intera popolazione si è trovata unita nella solidarietà con la parte di essa maggiormente colpita. A pensarci oggi, sembra un’offesa alla Nazione che i gestori della comunicazione pubblica per risvegliare l’unità popolare abbiano scelto qualche canzone o il battere dei coperchi sui balconi. Non vi era bisogno, l’Italia era già solidale dentro. Anche il linguaggio ha fatto la sua parte preferendo i termini in inglese. Certo dire “isolamento” al posto di “lockdown” avrebbe fatto capire che si stava adottando la stessa strategia, vecchia di un secolo, con cui fu affrontata la cosiddetta “febbre spagnola” ma forse ciò avrebbe diminuito l’importanza di tanti esperti puntualmente presenti in TV. Non sono mancate le sceneggiate come toccarsi con il gomito quando sarebbe bastato un “buongiorno”, starnutire nella manica per non dire che le mascherine non c’erano e si era in attesa di organizzare una gara internazionale per la fornitura o farle venire direttamente dalla Cina, cioè proprio dall’origine della pandemia ! Qualche responsabile avrebbe dovuto decidere rapidamente col pericolo di esporsi ad accuse o investigazioni. Nel frattempo, i medici curavano i malati senza protezioni anche donando la loro vita ma erano “angeli”. Non erano angeli ma erano eroi, vittime di un dovere a cui non hanno voluto sottrarsi per un giuramento fatto decenni prima ed a cui non erano mai venuti meno. In tutto questo teatro la cultura scientifica era incapace di dare risposte se non concrete almeno uniche. Come si poteva dare speranze su questo problema se gli stessi esperti mondiali non lo avevano compreso? Ma in televisione ci riempivano di teorie spesso contradditorie difendendo le posizioni e, è successo, anche denigrandosi. Questi atteggiamenti personalistici e contradditori non hanno giovato al mondo scientifico colto impreparato nonostante avesse avuto il tempo per migliorare la propria cultura sulla SARS.  L’apice della contesa è stata raggiunta quando un personaggio, abituato più alle corsie ospedaliere che alle televisioni, ha utilizzato il plasma dei guariti per guarire con poca spesa altri malati. Invece di ricevere il massimo appoggio, costui è stato oscurato. La verità unificante é che abbiamo avuto paura. Un problema impensabile che riguardava la Cina e che invece era già con noi. Ognuno ha cercato di superare la perplessità rifugiandosi in impegni prima trascurati ma la paura non ci lasciava in ogni momento e quello slogan "andrà tutto bene" in realtà non aveva contenuti ma solo speranza. Gli errori sono stati tanti ma come impedire gli errori nella confusione scientifica? Inizialmente dicevano che a morire erano prevalentemente gli anziani tranquillizzando i giovani ma quando poi l’età media si è abbassata si è visto che era la solita comunicazione senza fondamento. Ma forse ancora oggi i giovani non hanno capito che il virus non chiede la carta di identità. L’unità che vi è stata nella popolazione non vi è stata tra le nazioni. Inizialmente ci hanno trattato da untori irresponsabili chiudendo a noi le frontiere, pretendendo garanzie quando  il mondo intero era già in pericolo. L’Europa ha vissuto un grave momento di disgregazione.
In conclusione, partendo dall’analisi dei comportamenti individuali siamo arrivati alle vicende generali ma in effetti i nostri comportamenti sono stati influenzati dalle regole imposte e dal martellamento della comunicazione. Quasi che questa pandemia, benché casuale, sia stata utile a verificare il comportamento delle masse, le risposte organizzative, l’impatto sull’economia. Per adesso sappiamo che il virus è ancora presente tra noi e con esso bisognerà convivere. Forse la difesa della libertà individuale a volte è da mettere da parte e l’amara considerazione che emerge da tutto ciò è che la libertà è una fragile utopia.
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