Le marocchinate. - Generazione di cultura, esperienze, racconti

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LE MAROCCHINATE
Questo racconto vuol mettere in evidenza gli effetti che il potere può avere nei confronti degli sconfitti quasi che questi diventino oggetti e non più persone. Lo scenario è relativo alla violenza dei goumier nella seconda guerra mondiale con episodi che mai potevano essere immaginati nella moderna cultura occidentale.
In Italia spesso nascondiamo taluni episodi nefasti perché la direttiva generale è di dimenticare e ciò succede maggiormente quando la responsabilità ricade su coloro con cui oggi bisogna mantenere buoni rapporti per opportunismo economico e politico. E’ questo il caso delle  “marocchinate” cioè tutte quelle azioni violente sulla popolazione inerme poste in atto dalla componente magrebina dell’esercito francese operante in Italia nella seconda guerra mondiale. Violenze iniziate in Sicilia, notevoli nel fronte di Cassino e poi in risalita verso nord fino alla Toscana. Questa componente militare era definita, in arabo, qaum per cui gli appartenenti erano chiamati "goumier". I “goumier” erano marocchini, algerini, tunisini, senegalesi (le colonie francesi) inquadrati nell’esercito francese (fino al 1956) ed erano sotto il comando generale del Gen. A. Juin (che poi divenne capo delle forze Nato del Centro Europa), vestivano con una tunica verde a strisce marroni e turbante. Più che soldati erano guerriglieri appartenenti a tribù di montagna abituati alle basse temperature ed alle privazioni, non portavano scarponi ma sandali, erano impiegati nelle azioni più pericolose (allo stesso modo per cui gli Inglesi mandavano all’attacco le truppe neozelandesi e indiane). Erano spietati con il nemico, non facevano prigionieri, baionetta e coltello ricurvo erano sempre ben affilati, pronti allo sgozzamento, collezionavano le orecchie dei loro nemici. Un goumier morto aveva poca importanza, non era francese, e nella Valle del Liri ne morirono tanti. Furono impiegati particolarmente nella battaglia di Montecassino perché sulla linea Gustav l’avanzata degli Alleati si bloccò all’altezza dell’Abbazia. Gli Alleati non riuscivano a vincere la resistenza tedesca anche dopo i bombardamenti e la distruzione dell’Abbazia. La soluzione furono i goumier che bucarono la linea Gustav (una fascia di fortificazioni che spezzava in due l’Italia da Minturno all’Adriatico) tra Formia ed il Liri per cui le truppe  tedesche dovettero abbandonare quel fronte. I goumier ebbero i loro morti ma anche la loro ricompensa (diritto di preda) con la libertà di saccheggio e di stupro per 50 ore, come promesso, si dice ma lui ha sempre negato, dal Gen. Juin . Le popolazioni aspettavano i liberatori con le loro uniformi da “alleati” e da cui pensavano di ricevere sigarette e cioccolata ed invece arrivarono i goumier a cui non faceva problema saccheggiare e violentare donne, non importava l’età, o uomini o addirittura preti. Principalmente furono vittime di queste violenze le località di Ausonia ed Esperia che furono i primi centri abitati sulla strada dei groumier. A differenza di azioni precedenti che avevano interessato piccoli centri già evacuati dagli abitanti in fuga, per i goumier stavolta lo scenario era diverso in quanto vi erano donne da violentare e cibo da razziare. Analogamente successe poi anche a Castro dei Volsci, Pica, Pollica e tante altre località della provincia di Latina. Liberamente violentavano ragazze come donne anziane e chi cercava di difenderle veniva ucciso. Il parroco di Esperia, don Alberto Terrilli, reo di aver difeso alcune donne, fu sodomizzato per una notte intera e morì due giorni dopo per le lesioni riportate. A Esperia le donne violentate furono 700 su una popolazione di 2.500 abitanti. Analoghi episodi minori si sono ripetuti, sempre da parte dei goumier, anche nelle località verso nord, fino in Toscana, per poi cessare soltanto perché quelle truppe furono dirottate in Provenza. Restarono non solo la violenza fisica e psichica ma anche la sifilide, che era comune in quelle truppe, le gravidanze, gli aborti, l’emarginazione, i suicidi, il ricordo indelebile, e mai valsero all’epoca le proteste verso i comandanti militari nell’indifferenza degli inglesi e nel disprezzo dei francesi. Né i successivi indennizzi alle vittime da parte dello Stato italiano hanno mai potuto lenire il dolore per quelle vicende. Sono aspetti della Storia d’Italia da non dimenticare anche se, come in questo caso, vengono ricordate con una semplice parola che non fa capire il loro grave significato: “marocchinate”. Come se fossero state biricchinate .
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