Masaniello. La crescita, la gloria, la morte. - Racconti, cultura, collezione, vendita

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TOMMASO ANIELLO detto Masaniello
La storia di un pescatore che diventa rappresentante del popolo ma che ha creduto di essere diventato Re.
Napoli è una città che storicamente ha avuto una popolazione vivace ed accomodante ma si sa che le persone pazienti quando si arrabbiano dimostrano forza e determinazione. Nel luglio del 1647 Napoli, esasperata dall’imposizione di nuove tasse ordinate dal Vicerè locale, si era infine ribellata guidata da Masaniello, un pescatore che spesso operava ai bordi della legalità. Una protesta popolare che salvava le istituzioni reali spagnole ma che si ribellava al malgoverno locale che stava vessando la popolazione con l’imposizione di gabelle, specialmente sui generi alimentari. Tommaso Aniello d’Amalfi (Masaniello) era nato a Napoli nel 1620 ed era figlio di un pescatore che  vendeva il pescato nella Piazza del Mercato. Indubbiamente una famiglia che si manteneva con ciò che riusciva a realizzare e che però non poteva dirsi povera. Masaniello era un giovane di aspetto gradevole che per vivere faceva il pescatore, come il padre, e vendeva il pesce nella Piazza del Mercato. In piazza era presente il gabelliere per la riscossione della tassa sul venduto e per questo Masaniello affiancava alla vendita in piazza la consegna a domicilio evitando di pagare la tassa. Spesso veniva “beccato” ed imprigionato per brevi periodi come avvenne anche per la moglie che fu scoperta aver messo della farina nelle calze. Il riscatto della moglie dalla prigione gli costò un indebitamento e la crescita in sé di odio verso le oppressioni fiscali che, tra l’altro, avevano avuto un forte aumento per l’esigenza di dover ripianare le enormi spese affrontate dalla Spagna. Durante un suo soggiorno in prigione, Tommaso conobbe un personaggio, don Giulio Genoino, che per tutta la sua vita era stato ufficialmente difensore del popolo nei confronti del dominatore spagnolo identificato nella persona del Vicerè di turno ma che era poi finito in prigione probabilmente per attività sovversiva. In effetti Don Genoino, benchè ottantenne e malandato nel fisico, aveva creato un numeroso gruppo di adepti ed aveva individuato in Masaniello la persona a cui appoggiarsi per organizzare la protesta contro il Vicerè. Avvenne che per finanziare ancora una guerra la Spagna impose un’ulteriore tassa, stavolta sulla frutta, e ci fu un primo atto di ribellione da cui la città ottenne l’impegno all’abolizione della tassa ma ciò non avvenne. Nel frattempo in Sicilia vi erano state massicce rivolte contro l’oppressione fiscale e qualche agevolazione era stata ottenuta per cui anche a Napoli fu organizzata una ribellione con i lazzari armati di canne ed a cui capo fu messo proprio Masaniello. Per calmare i rivoltosi il Vicerè chiamò il rappresentante del popolo Andrea Naclerio che invece tradì schierandosi dalla parte dei gabellieri e per questo si azzuffò con il cognato di Masaniello, Maso Carrese, di Pozzuoli, rappresentante dei venditori di frutta. Carrese perse la vita e questo scatenò la ribellione con l’assalto alla reggia e la fuga del Vicerè il quale incaricò il Cardinale Ascanio Filomarino di mediare con i rivoltosi. Furono così tolte le esose gabelle raggiungendo lo scopo popolare ma il Genoino, da ideologo, pretendeva una nuova normativa in cui la rappresentanza popolare fosse posta al livello di quella dei nobili e che i proventi delle tasse fossero ripartiti ugualmente tra le cassi sociali. La rivolta andava comunque avanti con ritorsioni verso i gabellieri, incendi di abitazioni, l’uccisione di Andrea Naclerio, l’apertura delle prigioni, furono bruciati i registri fiscali. I rivoltosi, con a capo Masaniello, riuscirono ad appropriarsi di alcuni cannoni. Ormai Masaniello era diventato il tramite verso Genoino e si era procurato molti nemici e ci fu anche un tentativo di assassinarlo da parte del duca di Maddaloni che assoldò trecento banditi che però fallirono nell’impresa subendo la ritorsione popolare e l’uccisione e decapitazione del fratello del duca di Maddaloni, don Giuseppe Carafa. Nel frattempo la flotta spagnola si era spostata da Genova arrestandosi ad un miglio dalla città di Napoli. Si pervenne al riconoscimento dei diritti chiesti dal Genoino e vi fu l’acclamazione popolare verso Masaniello al quale venivano riconosciute notevoli doti di comando e di ponderatezza nonché l’umiltà di vestire alla popolana, scalzo e senza copricapo. Ma il Vicerè stava organizzando la sua strategia di annientamento basata sul coinvolgimento. Masaniello fu ricevuto elegantemente dal Vicerè ma durante la permanenza al Palazzo Reale ebbe uno svenimento ed una crisi di instabilità mentale che, si dice, fossero stati causati da un allucinogeno preso a sua insaputa.
Da quel momento in Masaniello e la sua famiglia vi furono grandi cambiamenti. Vestivano ora abiti da nobili, a Masaniello fu costruito un palco davanti l’abitazione dal quale poteva parlare in nome del re di Spagna, spesso era ricevuto a Palazzo Reale con la moglie Bernardina e la sorella. Ma forse il potere che gli era stato concesso era eccessivo per le sue capacità con la conseguenza di atti inconsulti e stranezze.
Quando poi cominciò a decretare condanne a morte, la popolazione cominciò a chiedersi perché doveva obbedienza ad uno di loro, il perché delle follie di cui si macchiava, il tutto aggravato dall'ipotesi di presunta omosessualità verso il suo giovane segretario. Vi fu una grande protesta sotto il suo balcone e Masaniello dovette difendersi dal popolo stesso rinfacciando la situazione vessatoria da cui l’aveva tratto. Sembrava ormai un piccolo re impazzito e dovette fuggire rifugiandosi nella Basilica del Carmine dove però dette in escandescenze denudandosi tra l’ilarità dei fedeli presenti per la Messa. Nascosto un una cella del convento fu raggiunto da alcuni capitani corrotti dagli spagnoli e fu ucciso con una scarica di archibugio. Il suo corpo fu trascinato per le strade della città e gettato tra le immondizie mentre la sua testa fu portata in visione al Vicerè a dimostrazione dell’avvenuta missione. Gli autori dell’assassinio furono ampiamente compensati con incarichi e prebende. Purtroppo il popolo fu colpito subito delle conseguenze della morte di Masaniello essendo stati immediatamente eliminati i miglioramenti ottenuti e ripristinate le gabelle precedenti. Quasi a chiedergli perdono ne recuperarono il corpo, ne ricucirono la testa e furono celebrati i funerali in forma solenne con il corteo di migliaia di persone e le coperte alle finestre. Il feretro, ornato di drappo di velluto nero e con spada e bastone, fu portato in processione in tutta la città. Al passaggio davanti al Palazzo Reale fu ordinato dal Vicerè di abbassare le bandiere spagnole in segno di lutto più che altro per dimostrare benevolenza al popolo ed evitare nuovi problemi. Tutta questa storia era durata appena 9 giorni !  Si ebbero ritorsioni verso la famiglia al punto che la moglie, Bernardina, finì, poverissima, a prostituirsi in un vicolo di Napoli derisa e maltrattata dai suoi clienti soldati spagnoli. Infine morì di peste nel 1656. Masaniello fu sepolto nella Basilica del Carmine ove rimase fino al 1799 quando le sue spoglie furono disperse per eliminare un simbolo non gradito al potere regio. Una curiosità: la fontana sulla quale Masaniello saliva per arringare la folla fu acquistata dal Comune di Cerreto Sannita (Benevento) nel 1812 ed oggi è ancora nella piazza principale del paese (La fontana dei Delfini).
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