Alluvione Polesine del 1951 - Generazione di cultura, esperienze, racconti

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L'alluvione nel Polesine del 1951
Era da poco finita la guerra, l’Italia cercava una soluzione ai danni ingenti che ancora erano visibili quando sopravvenne un’altra tragedia. A novembre del 1951 il fiume Po esondò allagando l’area agricola di Rovigo, distruggendo case e colture, provocando morti ed aumentando ancora più i problemi della popolazione. L’Italia visse un momento di solidarietà e di unità che scosse tutte le persone da Nord a Sud.
Avevo 7 anni e vivevamo a Pozzuoli. Non erano i 7 anni di oggi ma nel 1951 era un’età in cui si conosceva solo quello che insegnavano a scuola (che poi era la scrittura e le tabelline). Ancora non esisteva la televisione e la radio non era per tutti. Nella strada, Via Duomo, si sentiva un altoparlante gracchiare che stavano raccogliendo vestiario da mandare nella zona di Rovigo per aiutare la popolazione. Andammo al balcone per vedere cosa stesse succedendo. Era un camioncino con altoparlante che invitava la popolazione a dare vestiario da mandare a Rovigo. Rovigo? E dov’era Rovigo? Ma non era questo il problema. In realtà si invitava a dare qualche indumento rivolgendosi a persone che gli indumenti non li avevano neanche per sé! Qualcuno gettava roba vecchia dalle finestre direttamente nel camioncino, scarpe vecchie, qualche maglietta bucata… . Roba che oggi sarebbe stata rifiutata anche dal cassonetto dell’immondizia! E’ passato tanto tempo ma il ricordo è rimasto. Certo quelle “donazioni” chissà dove saranno finite. Certamente non nel Veneto ma, fatta la dovuta cernita, qualcuno ha potuto mettere un paio di scarpe meno vecchie delle sue. Meno vecchie, non più nuove. A quel tempo si risparmiava su tutto, le scarpe si riparavano, non erano incollate ma vi erano i chiodini (a Napoli si chiamavano  “semmenzelle”), i vestiti erano lisi, malandati, ma si portava la cravatta anche se era più che uno straccetto. Non mancava una cosa: la dignità.
R. Gioja
 
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