Le bottiglie nel bagagliaio - Racconti, cultura, collezionismo, articoli

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Il bagagliaio.
di Renato Gioja.
Quella bottiglia di vetro aveva avuto vari contenuti. Era nata come recipiente per il vino, un vino non prelibato ma che comunque era stato gradito da chi lo aveva gustato. Dopo era stata conservata per una piccola riserva d’acqua durante un viaggio, quasi fosse stata una borraccia, ed ora era vuota, nel portabagagli della macchina. Una collocazione temporanea che, benché in un posto inglorioso, era sempre meglio del cassonetto del riciclo.
In quello spazio angusto e pieno di cianfrusaglie aveva trovato altri contenitori vuoti. Erano tutti di “plastica”, ed aveva iniziato un colloquio con questi notando che si dichiaravano suoi simili.
Miei simili? Ma come vi permettete! Il vetro è qualcosa di nobile, voi siete di polietilene, venite dal petrolio.
Una ex aranciata: Eh già, ecco miss bottiglia! Più che parlare di noi stesse, parliamo di dove stiamo state!
Intervenne allora una baldanzosa ex coca cola:
Io sono stata famosa, sono stata su tutti i manifesti! E non parliamo della pubblicità, del cinema, dei party in cui sono stata sempre presente.
Ricordate quando ai campionati mondiali la mia squadra vinse la coppa? Ebbene io ero presente; su tutte le magliette! Sempre là, in ogni occasione!
E poi! Quando mi stappavano, io schizzavo con la mia parte frizzante. Che bello! Tu che ti vanti tanto di essere di vetro, sei stata magari in qualche cantina. La bella nella polvere!
Il vetro era ora in difficoltà anche perché sui contenitori “di plastica” erano stampate le immagini, gli slogan erano inseriti nel materiale, facevano parte del loro corpo. Lei invece aveva avuto delle etichette che, col tempo, si erano staccate o dissolte. Era come se ora fosse stata nuda! Le altre bottiglie dovevano credere a ciò che avrebbe raccontato, senza poter dimostrare la veridicità dei suoi racconti!
Il vetro: Scusate, ma secondo voi, quando in un ristorante una coppia chiede una bottiglia di spumante, gliela portano in un contenitore di plastica? Ed allora? Che avete da parlare, chiacchiere e basta, senza qualità!
La risposta: Eh già! Ha parlato l’aristocratica. Dici di avere preferenza per il vino buono e scommetto che ti faresti riempire dal primo venuto!
Non hai una etichetta impressa, sei anonima, e non ti dico a chi mi fai pensare. Sei disponibile per qualsiasi marca; ti troveresti bene in qualsiasi vetrina, purché qualcuno si fermi a guardarti! E magari, in passato hai ospitato la salsa di pomodoro fatta dalla nonna, come si faceva una volta! Una bottiglia è solo una bottiglia!
La bottiglia di vetro era davvero in difficoltà. Pensava:
Io essere una bottiglia buona per ogni liquido! Che offesa, che vergogna! Ma non è vero, hanno torto. Che arroganti, presuntuose e popolane!  
Ma per sua fortuna c’era una damigiana, anch’ essa di vetro, che con il suo vocione cavernoso e perentorio intervenne nel dialogo.
Per cortesia, smettetela. Non vi accorgete che siamo state costruite tutte un’unica finalità? Il trasporto dei liquidi. Certo, nessuno mai metterebbe della benzina in una bottiglia di vetro ed allo stesso modo non metterebbe un liquore in una bottiglia di plastica. Ognuno ha il proprio settore di competenza. Ma, in caso di necessità, ogni regola cadrebbe e ci utilizzerebbero senza rispettarci. Siamo solo oggetti.
Vedete, anch’io ho le mie caratteristiche, a parte la capienza.
Sono rivestita affinché il liquido al mio interno resti fresco e, nello stesso tempo, io non vada in frantumi in caso di eventuali urti. Questi uomini le pensano tutte!
Comunque statene certe, ci terrano fino a che potremo essere utili e poi ci butteranno chissà dove. Come hanno fatto sempre. Siamo oggetti nelle loro mani. Non vi illudete!
L’auto, nel cui bagagliaio avveniva questo dialogo, si fermò ad un fontanile. Ne scese una coppia con i loro bambini. Il papà aprì il portabagagli e portò via la damigiana.
Le bottiglie erano preoccupate. Dicevano:
Speriamo che la riempiano di un buon liquido. Che non sia benzina!
Altri: Ma no! La benzina non si mette nella damigiana.
Aspettarono con ansia e dopo un po’ la damigiana fu riportata.
La damigiana: E’ andata bene. E’ acqua minerale che sgorga naturale. Siamo venuti qui altre volte. Tutto bene. Mi sento fresca e frizzantina.
Il viaggio riprese. Passarono dal vinaio e fu il turno della bottiglia di vetro che salutò quelle di plastica insistendo nel suo atteggiamento di superiorità:
Care amiche, come si dice “La classe non è acqua!” ed infatti io sono destinata al vino, quello buono, genuino.
Ma, purtroppo per la bottiglia, dopo aver riempito il vino, mancava il tappo.
Il venditore cercò tra i tanti che aveva in un cassetto, trovò quello giusto e, con un colpo ben assestato, tappò la bottiglia.
La bottiglia fu così riposta nel portabagagli della macchina con l’attenzione a che non prendesse urti.
Stranamente le bottiglie di plastica sorridevano sornione. La bottiglia di vetro: Ma che avranno da ridere? Ho vinto io, sono stata scelta perché garantisco l’igiene e pertanto sono adatta al vino. Perché quelle espressioni, come se mi compatissero?
Una plastica: Vedo che hai messo un bel cappello! E’ bianco e mi sembra un po’ avvitato!
Ora le altre ridevano apertamente, guardando il collo e la sommità della bottiglia di vetro.
Il tappo! Pensò la bottiglia di vetro. Il tappo di plastica! Cercò di espellerlo spingendo sulle pareti ma queste erano resistenti, erano di vetro! La plastica era più flessibile, poteva agire meglio.
Una bottiglia di plastica:
Sarai pure di vetro, ma senza quella testa di plastica non saresti servita a nulla! Molto probabilmente ti avrebbero gettata in un cassonetto del riciclo, se ti fosse andata bene!
E poi, la sfida!
Rifiuta la collaborazione di quel tappo che ti sta salvando, buttalo fuori, così sarà garantita la tua superbia, ma il vino si disperderà e tu diventerai inutile.
Si potrà essere un vetro aristocratico oppure una plastica popolana, ma lo capisci che siamo tutti oggetti e che, quando un qualcuno lo dovesse decidere, non esiterebbero a buttarci via? Tutti.
Ci illudono offrendoci una permanenza in un bagagliaio al posto del cassonetto. Non si pongono nemmeno il problema di una rabbia che potrebbe esplodere, specialmente quella della plastica. E quando non serviremo più, via nel cassonetto! Ovviamente vetro nel vetro e plastica nella plastica, separate anche allora!
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A quel punto Renato, l’autore di questo racconto fantasioso, ha deciso che questa lettura doveva essere conclusa. Troppo ricca di spunti suggeriti al lettore: questioni su cui ognuno avrebbe potuto generare una propria convinzione. Certo che il contrasto tra il vetro e la plastica era stata una bella idea! Ma come gli era venuta in mente questa scena nel bagagliaio? Quelle bottiglie sembravano cittadini ospitati in un involucro di illusioni, una libertà di dialogo che si esaurisce nelle parole.
Forse perché aveva appena visto un dibattito in TV dove tutti erano esperti su tutto, e tutti avevano ragione! Com’era affollato quel bagagliaio e quante bottiglie dialogavano, discutevano, si sovrapponevano! Bottiglie con etichette eleganti, di gran prezzo, erano tutte di vetro e discutevano animatamente dei problemi delle bottiglie di plastica. Erano tutte bottiglie vuote. Così è questo nostro mondo, un bagagliaio! E chissà quante bottiglie, piene d’acqua di rubinetto, in quel momento erano su un tavolo per una cena modesta. Quelle bottiglie, tutte di plastica.
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