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Uno sfortunato furbo.
di Renato Gioja.(diritti riservati)
Tonino era nato sfortunato. Lo diceva lui, lo dicevano i suoi conoscenti, lo sapeva la fortuna che lo evitava in tutti i modi.
Eppure era un bel signore, forse un po’ semplice nei modi e nel modo di presentarsi, ma era comunque una persona abbastanza piacevole, certamente non avrebbe mai fatto del male a nessuno. Qualche difetto lo aveva, a parte la sua costante sfortuna di cui non era responsabile, ma ciò che poteva dare fastidio era che si intrometteva in fatti che non lo riguardavano e per i quali sarebbe dovuto essere soltanto spettatore.
Parlando di sè stesso con un amico, Nicolino, stava però riconoscendo, e giustificando, quel suo modo di agire a volte intrigante:
Sì, lo so, dovrei farmi gli affari miei, ma la verità è che io non sono curioso, ma cerco in ogni fatto a cui partecipo una caratteristica da trasformare in numeri con i quali tentare la fortuna. Una bella sestina all’Enalotto! Purtroppo questo successo, che ho sempre sperato, non è mai avvenuto, ma, come ripeto ad ogni delusione, certamente verrà. Concludeva la sua confessione con un incoraggiamento a sé stesso:
Abbi fiducia, Tonino, un bel giorno arriverà. Quando avrò vinto non lo dirò a nessuno e me ne andrò lontano, solitario, a godermi la vincita.
L’amico: E perché vorresti andare lontano ed in incognito?
Tonino: Per lasciare qui la sfortuna e portare via con me la fortuna che da quel momento ormai mi sarà amica. Una bella fuga … d’amore!
Tonino sapeva anche scherzare con la sua sfortuna, e lo faceva senza mai accennare alle spese finora sostenute in quei tentativi, mai riusciti.
Ma glielo ricordava l’amico, Nicolino: Senti Tonì, ma ti rendi conto di quanto avrai speso nella tua vita trascorsa per tentare la fortuna? E chissà quanto spenderai in futuro, se non la smetti!
Tonino: Guarda che io posso smettere quando voglio. Non ho una tendenza irreversibile, non sono malato, sono solo appassionato.
Nicolino: Sì, tutti gli “appassionati” dicono così! Ma poi stanno sempre lì, appostati, a leggere i risultati delle corse, oppure a seguire quei canali TV con le previsioni statistiche sul bancolotto.
Purtroppo sono cattive abitudini, ma nessuno lo ammette.
Tonino: Io lo posso giurare, ho una sola malattia.
Nicolino: Una malattia? Non sapevo. E’ grave?
Tonino: Nicolì, ma che hai capito. Sono appassionato di donne, mi piacciono tanto! Ah, ma se vinco al lotto…
Nicolino: Ah, se per quello, anche a me piacciono! In questo anch’io sono malato! Però il Lotto non c’entra. Le donne non si comprano, si conquistano.
Tonino: Bravo Nicolino, alla tua età ancora ci pensi!
Nicolino: Quando arriverai anche tu alla mia età, te ne accorgerai!
Erano banali scambi di battute tra due cari amici, ma in fatto di conquiste femminili erano piuttosto limitati, e lo sapevano!
Però si prendevano in giro cordialmente. Si illudevano così.
Nicolino: Ah, ecco Carmela, vediamo che ci dice.
Tonino: Buongiorno Carmela, sei andata al botteghino?
Carmela, Buongiorno a tutta la compagnia. Ma che vuoi giocare, sono andata alla Posta. Aspettavo lo stipendio che non è arrivato. Devo ripassare domani, speriamo bene, ogni mese è un problema! Io tenevo oggi tre numeri buoni, ma … pazienza!
Forse li volete giocare voi?
Tonino: No, grazie. Io oggi mi astengo, faccio penitenza.
Nicolino: Non posso, la mia pensione arriva sempre tardi, serve a pagare i conti in sospeso!
Carmela, rivolto a Tonino: Tu, Tonino, fai bene a stare in penitenza, tanto non vinci mai! Da che ti conosco, non hai mai vinto e chissà quanto avrai speso!
Sei proprio sfortunato. Scommetto che se nel deserto ci fosse per terra una buccia di banana, l’unico che potrebbe scivolarvi sopra saresti proprio tu!
Nicolino: Esagerata!
Carmela: Esagerata? Ma quella volta che andammo in gita a Roma fosti capace di cadere sulla gradinata di Trinità dei Monti! Quasi ti tuffavi nella vasca! Mai visto o saputo di qualcuno che sia mai caduto su quella gradinata, fino alla fontana!
Tonino: E va bè! Può succedere. La colpa fu di quella minigonna che sventolava sulla scala! Sembrava la bandiera dell’Inghilterra! Mi ero distratto e si erano attorcigliati i piedi!
Nicolino: E tu, invece di guardare le minigonne, potevi guardare Carmelina che è tanto avvenente, e non fa attorcigliare i piedi. Ah, se avessi qualche anno di meno!
Tonino: Hai ragione. Scusa tanto, Carmelina.
Carmela: Va bene, perdonato. Resti, però, sfortunato.
Tonino: Allora, visto che dite che sono sfortunato, voglio raccontarvi un fatto un po’ casalingo. Nel senso che mi è successo a casa.
Tonino racconta: Vi ricordate quando ci fu il terremoto?
Io ebbi una parete lesionata che poi dovette essere riparata perché si era formato un foro. Non l’ho detto a nessuno, ma quel foro l’avevo fatto io. Non che lo avessi provocato io, ma l’avevo solamente allargato.
Carmela: E perché? Non era meglio una lesione e basta?
Tonino: No, perché nella fessura si intravedeva un vano, una specie di armadietto. Allargai un po’ la fessura e vidi che c’era una cassetta che sembrava essere antica.
Dovetti demolire un po’ la muratura per raggiungere la cassetta. La tirai fuori, l’aprii e qui arrivò la fortuna!
Nicolino: Che fortuna?
Tonino: C’era dentro una statuetta di terracotta, molto antica. Subito pensai a qualcosa di prezioso, un reperto di valore! Era una bella statuetta, la misi sul comodino. Mi faceva compagnia di notte!
Carmela: Scusa, Tonino, ma dove sta la fortuna?
Tonino: E come? Quella statuetta chissà dove poteva finire mentre, invece, aveva scelto me!
Carmela: E questa sarebbe una fortuna?
Nicolino: Scusa, Tonino, ma tu hai mezzo demolito quel muro per una statuetta da tenere sul comodino? Ma quanto ti è costato riparare il muro?
Tonino: Certo, mi è costato, ma la statuetta è ancora sul mio comodino! Dormo più sereno.
Nicolino e Carmela si guardarono sconcertati.
Carmela: Va bene, io vi devo lasciare. Vado a cucinare, tanto per cambiare! Insomma, al ristorante devo cucinare, a casa devo cucinare, ma quando qualcuno cucinerà per me?
Tonino: Eccomi, mi prenoto. Però solo spaghetti al burro!
Ciao a tutti!
Carmela: Vanno bene anche gli spaghetti al burro, Tonì, pensaci.
Nicolino: Ciao, buon pranzo.
Andando verso casa, Tonino brontolava: Già, ed io sono tanto stupido che vi dicevo cosa c’era dentro la statuetta! Con le monete antiche, che ho trovato nella statuetta, ho potuto aprire il mio conto alla Posta! Le ho vendute su internet ad un collezionista. Non mi aspettavo valessero tanto! Magari valevano anche di più, ma che m’importa. Che fortuna!
Quindi Tonino, lo sfortunato per eccellenza, quella volta era stato fortunato. In realtà qualche segreto lo aveva e, forse, tanto sprovveduto non era.
Non era indifferente al fascino di Carmela, ma voleva aspettare.
Un giorno successe che Tonino era andato al supermercato, quello vicino al ristorante dove lavorava Carmela, per piccole cose che servivano a casa. Lui viveva solo e doveva provvedere a tutto.
Nella corsia dei surgelati incontrò la signora Assunta:
Tonino: Signora Assunta, buongiorno!
Assunta: Oh, buongiorno Tonino. Fai spesa anche tu?
La signora Assunta, abbastanza anziana, trattava Tonino come fosse un suo nipote.
Tonino: Piccole cose. Appena ciò che serve.
Si salutarono ma si incontrarono alla cassa, dove la signora Assunta aveva imbustato quelle poche cose che aveva acquistato e cercava il denaro per pagare.
Tonino si accorse che aveva qualche difficoltà in quanto aveva racimolato dalla tasca tanti spiccioli e li contava per raggiungere la cifra dovuta. La cassiera aspettava rispettosa, ma le sfuggì uno sguardo verso Tonino che era in attesa, quasi a dirgli di essere paziente.
Tonino colse quell’attimo per far segno alla cassiera di non prendere soldi dalla signora perché avrebbe pagato lui.
La cassiera capì, prese dal cassetto i cinque euro della spesa e fece finta di averli presi dal piano, come se li avesse dati la signora.
La cassiera: Grazie signora e le dette lo scontrino di pagamento.
La signora Assunta: Scusi, signorina, non mi ero accorta di averle dato i cinque euro. Che sbadata, mi sono proprio fatta vecchia!
Poi toccò a Tonino. La cassiera:
Molto gentile da parte sua, bravo! Quando si può aiutare, è bello farlo.
Tonino: Beh, non capita spesso.
La cassiera: Certo, altrimenti quei cinque euro li avrebbe giocati al Lotto! Vero, signor Tonino? Meglio averli spesi così!
Tonino: E già!
A Tonino non era piaciuta quella considerazione della cassiera:
Abitiamo tutti qui vicino, ci vediamo spesso, a volte si spettegola, ma ho l’impressione che verso di me si stia esagerando.
Colpa mia. Mi è piaciuto far credere di essere perseguitato dalla sfortuna, ed adesso incasso ciò che ho voluto credessero.
Arrivato a casa, aprì il cassetto della scrivania e tirò fuori un registro. Parlando al registro:
Tu, registro sei l’unico testimone del fatto che io non ho mai giocato al Lotto o lotterie in genere.
Ricordo che in una trasmissione televisiva un signore disse di un suo calcolo per cui un non fumatore, dopo decenni, avrebbe potuto acquistare una Ferrari con i soldi non spesi. Magari aveva esagerato un po’, però aveva posto un problema.
Ebbene, io volli fare lo stesso esperimento, ma riferito alle spese per le lotterie. Il fatto che non vincessi mai, non era perché fossi sfortunato ma perché io non giocavo e quel denaro lo versavo ogni mese nel mio conto postale!
In te, mio testimone, ho sempre segnato ogni importo per poter seguire quanto fosse l’ammontare di quella finta spesa!
Però adesso basta con questo esperimento. Sta diventando un attributo alla mia persona, una etichetta che non merito.
Quando inciampai sulla gradinata di Trinità dei Monti e mi appoggiai sul gradino, quell’inciampo divenne addirittura quasi un tuffo nella vasca, in fondo alla gradinata, in braccio al Bernini! Falso! Sarebbe stata la manifestazione della mia “sfortuna”! Chiacchiere, solo chiacchiere.
E, appena oggi, la cassiera che mi ha paragonato ad un ludopatico! Cioè, il mio gesto di simpatia verso la signora Assunta avrebbe sottratto al gioco un mio contributo!
Ma che avete creduto? Le lotterie sono state la mia banca, ogni giocata un risparmio, ed oggi ritiro la somma e già so che sono migliaia di euro!
Il giorno dopo, Tonino si recò alla Posta per chiedere il saldo del suo conto postale.
L’impiegata: Scusa, Tonino, ma non lo puoi fare dal computer?
Tonino: Si, certamente, ma oggi mi voglio togliere una soddisfazione. Mi stampi la lista?
Avuta la lista, la guardava con soddisfazione, ogni mese vi era un versamento:
Altro che chiacchiere e illusioni! Questa è realtà.
L’impiegata: Tonì, ti vedo allegro. Tutto bene?
Tonino: Certo, Marì, non sono più sfortunato.
L’impiegata: Mi fa piacere! Tutto è bene quel che finisce bene!
Dopo qualche giorno, Tonino andò da Carmela, al ristorante.
Tonino: Carmè, che fai stasera? Io sto pensando di andare in qualche posto, a fare follie.
Carmela: Immagino a quali follie stai pensando, lo dici, lo dici, e non lo fai mai! Accetterei, se non dovessi lavorare.
Tonino: Lavorare, lavorare. Senti, ma se a lavorare fossi io, insieme a te, in questo ristorante tutto nostro?
Carmela: Nostro? Gestito da noi? Sarebbe bello, ma ci vorrebbe prima la fede nuziale!
Tonino: Certo Carmè, oggi te lo posso dire. La sfortuna non è una malattia, non è contagiosa, né si esporta, specialmente quando le persone vengono etichettate come sfortunate. Io sono stato fortunato perché ho avuto la capacità di ragionare. Ma non vale per tutti.
Carmela: Che significa? Parla chiaro, non capisco!
Tonino: Ora te lo posso confessare. In tutti questi anni non ho mai vinto al lotto, né a qualsiasi lotteria, perché non ho mai giocato, … mai!
Quei soldi che facevo credere di aver speso per acquistare i biglietti e tentare la fortuna, invece li mettevo da parte, come se li avessi spesi. Altro che spesa, diventavano un risparmio!
Carmela, con sorpresa: Aspetta un po’, Tonì, fammi capire bene. Tu non avresti mai giocato e per questo non vincevi? Per tutti questi anni…e noi che ti prendevamo in giro, dicevamo che eri sfortunato, mentre eri tu che prendevi in giro noi!
Carmela aveva una espressione di stupore e di meraviglia, ma in un momento era caduto quel velo di commiserazione che finora aveva ostacolato il sentimento che provava per Tonino. In un attimo, si era rilassata.
Tonino: Non avevo intenzione di prendere in giro nessuno, specialmente te e Nicolino. E’ cominciato tutto per una statistica e poi è proseguito come un’abitudine.
Ma, quando la sfortuna stava diventando la mia etichetta, ho deciso di fermarmi, ho raccolto i soldi e li voglio investire in questo ristorante!
Carmé, ma che t’importa, togliti questo grembiule, ora dovrai fare la padrona, e con la fede al dito! Oggi, la mia sfortuna ha perso la esse!
Renato Gioja
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