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Voglia di famiglia
di Renato Gioja.
L’ufficio di Valerio era nei pressi dello zoo ed era sua abitudine trascorrere l’intervallo del lavoro in una tavola calda adiacente ad esso dove poteva fare un pasto veloce abbastanza accettabile. Non c’era molto da scegliere però ormai era un’abitudine e neanche più si poneva il problema di una soluzione con un menu più variegato.
Quel posto gli piaceva perché nella parte retrostante vi era un piccolo piazzale ghiaioso con cespugli di oleandri, una fontanella che pretendeva di essere artistica e, maggiormente, perché confinava con la gabbia delle scimmie sempre in attesa ricevere qualche frutto.
Era una monotona routine quotidiana vissuta col pensiero rivolto al venerdì sera ed al week end. Però poteva accontentarsi perché le sue attività andavano bene, aveva una buona condizione economica, una moglie tranquilla, andavano al cinema, a volte a teatro, qualche vacanza. Meglio di così! Cosa gli mancava?
Anche quel giorno Valerio era a pranzo in quel locale tra gli oleandri fioriti mentre le scimmiette non erano tanto vivaci. In attesa che gli portassero da mangiare la sua attenzione fu attratta proprio da queste e dal loro vivere quotidiano nell’ampio spazio dove era stata creata una caverna artificiale.
Gli veniva da sorridere pensando al suo modo di vivere, alla lavatrice, alla lavastoviglie, al frigorifero e come era differente la vita di quegli animali benché rassomigliassero tanto a noi. In comune avevamo il concetto di famiglia, il maschio, la femmina, i piccoli e la necessità di una casa benché la loro fosse solo una caverna.
In quel momento la femmina era con il figlioletto attaccato al seno ed il maschio era arroccato sull’unico ramo di quel tronco posto al centro del cortile antistante la caverna. Quel tronchetto spoglio non aveva la pretesa di somigliare ad un albero, era solo un appiglio per permettere allo scimpanzè di mostrare la sua superiorità. Valerio era così assorto nel pensare a quanta similitudine ci fosse con l’organizzazione umana quando gli venne spontaneo pensare alla nostra diversità perché eravamo vestiti, guidavamo l’automobile e, maggiormente, stavamo fuori della gabbia. Ma eravamo davvero fuori della gabbia? Ora gli veniva il dubbio che forse anche lui viveva in una gabbia, una gabbia fatta di stereotipi, una gabbia trasparente che abitava sin dalla nascita ed in cui l’ordine vigente prevedeva che la scimmia avesse la sua scimmietta attaccata al seno, lo scimpanzè stesse sul ramo e lui fosse seduto al tavolino.
Ma guarda che pensieri dovevano occupare la sua mente durante la pausa di lavoro e quella breve colazione alla tavola calda dello zoo!
Il tempo era ormai trascorso e le regole imponevano il ritorno in ufficio. L’orologio gli suggeriva di lasciare quei pensieri per tornare alla routine quotidiana seduto alla scrivania con quel computer che era costantemente spento e la cui conoscenza lui aveva delegato ai collaboratori. Però pensando alle scimmie gli ritornava quell’immagine della famiglia: lo scimpanzè, la scimmia, il piccolo. Un po’ tutti avevano una famiglia e certamente anche i suoi dipendenti e chissà se la sua solerte segretaria aveva figli. Si accorse che in tutti questi anni non era mai stato tentato di avere con loro un rapporto più cordiale.
Aveva sempre ritenuto che lui, da titolare, dovesse dare l’esempio, doveva essere preciso negli orari e doveva difendere il suo ruolo, anche se non stava sul ramo. Su un ramo? Ma guarda che pensieri dovevano venirgli in mente! E proprio oggi che aveva il compleanno di sua moglie. Possibile che quelle scimmie gli avevano fatto venire voglia di famiglia, di avere anche lui dei figli?
E così anche la giornata di lavoro ormai era finita e poteva recarsi dal fioraio per comprare quei fiori che certamente la moglie si aspettava che le portasse. E così, tornato a casa:
-      Ciao cara, auguri alla mia scimmietta!
Ed un bacio un po’ più lungo, qualcosa di speciale.
-      Ah, sarei la tua scimmietta?
-      Si, da oggi sarai la mia scimmietta ed io sarò il tuo scimmione
-      Grazie scimmione, fiori bellissimi.
E così la scimmietta collocò i fiori nel vaso sul tavolo restando perplessa.
Pensava “Strano. Scimmietta, i fiori, il bacio particolare. Cosa sarà successo?”
Tirò fuori dal forno la parmigiana di melanzane di cui lo scimmione era ghiotto e poi sistemò il letto con il candido lenzuolo, quello con il merletto rosa.
“Boh, sarò la sua scimmietta . . . sarà questa la volta buona? “   
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